Abbiamo intervistato Paola Kerpan, una delle prime promotrici del recupero di Cascina Cuccagna e membro della Cooperativa Cuccagna, per ripercorrere insieme la nascita di questo straordinario progetto di rigenerazione urbana.

Il progetto di recupero di Cascina Cuccagna nasce dalla volontà di un gruppo di abitanti del quartiere, che avevano riconosciuto il bisogno di un luogo di aggregazione sociale aperto a tutte e tutti. Quando, nel 1991, si scoprì che la cascina era di proprietà del Comune, il gruppo promosse una petizione per destinarla a questo scopo. La risposta fu straordinaria: vennero raccolte centinaia di firme e il Consiglio di Zona – oggi Municipio 4 – offrì il proprio sostegno, contribuendo a trasformare quel desiderio collettivo in un primo, concreto passo verso il futuro di Cascina Cuccagna.

Prima della vittoria del bando di assegnazione, la sfida principale è stata costruire un progetto credibile: immaginare attività, delineare una visione e raccogliere intorno a questa idea il sostegno di associazioni, partiti, architetti, urbanisti, intellettuali e poeti. Un lavoro necessario anche perché, in quella fase, il Comune non forniva risposte e serviva dimostrare la forza e la solidità della proposta.
Dopo la vittoria del bando, invece, la difficoltà maggiore è diventata reperire le risorse economiche indispensabili per avviare la ristrutturazione della cascina. Una fase impegnativa, ma decisiva per trasformare il progetto in un luogo reale, aperto e vissuto dalla comunità.

Dopo la vittoria del bando, per motivi personali non ho potuto partecipare da vicino alla fase di ristrutturazione né al momento dell’inaugurazione. I ricordi più vivi e preziosi arrivano quindi dalle iniziative portate avanti dall’associazione: quando un progetto riusciva, quando vedevamo le persone partecipare con entusiasmo, quando percepivamo che la cascina stava davvero tornando a essere un luogo della comunità.

E poi c’è un orgoglio speciale che torna ogni volta che, anche fuori dalla cascina e perfino fuori Milano, qualcuno ci riconosce il valore del lavoro fatto e dice: “Quanto siete bravi, quante cose fate!”. E quando aggiungo che abbiamo ristrutturato la cascina con risorse nostre e che paghiamo l’affitto al Comune, la reazione è sempre la stessa: “Siete bravissimi, come avete fatto?”. Sono momenti che ripagano di tutto l’impegno degli anni.

Negli anni il quartiere è cambiato profondamente: sono scomparsi gli insediamenti industriali, la città si è trasformata e anche il gruppo originario di cittadini che aveva dato vita al progetto è inevitabilmente invecchiato, e alcune persone oggi non ci sono più.
Nonostante questo, il legame con il territorio è rimasto forte. I gruppi di partecipazione – Magliando, il Gruppo Verde, il GAS, il nuovo gruppo di lettura – insieme alla nostra Associazione continuano a essere un ponte tra la Cascina e la comunità locale.
Un esempio significativo è il progetto Le Settimane della Memoria in Cascina Cuccagna: le mostre e le iniziative realizzate in questi anni hanno coinvolto direttamente molti abitanti della zona, rafforzando un rapporto fatto di partecipazione, cura e memoria condivisa.

Questa domanda mi fa sorridere, perché oggi ho 72 anni. Ma, nonostante questo, continuo ad avere grandi speranze per la Cascina. Mi auguro che il suo carattere sociale si mantenga e si rafforzi, che continui a essere un luogo aperto, accogliente e utile per la comunità.
E soprattutto desidero che sempre più giovani si avvicinino alla Cascina, trovando attività capaci di coinvolgerli e farli sentire parte di una storia collettiva.