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Failures. La mostra
Failures. La mostra principale

In molti ambiti - dall'arte al design, nel mondo della produzione e nella quotidianità di ciascuno - coesistono due tendenze divergenti e irriducibili. Da un lato una logica performativa ed efficientista tende a identificare nel successo il valore di qualsiasi tipo di produzione. Entro questa logica il processo di produzione non riveste alcun interesse: fallimenti, errori e cambi di rotta vengono sistematicamente nascosti e censurati. D'altro canto (forse inspiegabilmente) a ciò si affianca una crescente enfasi sul carattere sperimentale dell'arte e di altri tipi di produzione, insieme a un interesse specifico per la prototipazione e per l'esibizione del processo. Un esempio è la celebre serie Smoke di Maarten Baas un prodotto che deve la sua originalità al particolare processo di produzione - o post produzione -, all'azione che il fuoco esercita, in assoluta indipendenza, sul legno.

Attraverso la sperimentazione e l'esibizione del processo l'artista crea uno scarto fra le aspettative del pubblico e l'arte stessa. Ne consegue una continua ridefinizione del concetto di 'arte' in una logica comprensiva che ne comprende molteplici significati e che considera l'opera non già in relazione a una norma predefinita o alle aspettative codificate (come avverrebbe nella logica del successo), ma aprendosi al rapporto con ciò che è ancora sconosciuto e impossibile da dominare. Un atteggiamento di tal genere oppone l'inquietudine della sfida e dello slancio temerario all'automatica selezione del successo e alla ricerca quietistica del comfort. Rompendo con le norme di giudizio esistenti, la staticità di domanda e offerta viene scardinata favorendo l'innovazione e consentendo alla produzione nuove possibilità.

La mostra principale di Failures. Process Beyond Success, l'evento di Cascina Cuccagna e Raumplan per il Fuorisalone 2016, ha l'ambizione di mettere in scena questo contesto attraverso il destrutturante concetto di fallimento: esibire i sentieri interrotti del progetto, i 'rapporti di minoranza' e i casi di fallimenti particolarmente significativi nel percorso di artisti, designer e produttori in genere.

Esibire il fallimento non significa prendere partito per il successo o per la sperimentazione, ma porre una domanda sulle logiche che guidano la progettazione ed evidenziarne i percorsi solitamente nascosti, concentrando l'attenzione sugli atti mancati, sugli anelli che non tengono, sugli errori da cui sono scaturite buone intuizioni. Fanno parte di questo immaginario tutte le fasi intermedie, le prove e i tentativi che strutturano l'esperienza progettuale nella sua complessità e nei suoi elementi di imprevedibilità. Prototipi e pezzi unici prenderanno la scena, a fianco di celebri flop e autoproduzioni d'avanguardia.

Le opere esposte

Archivio Giovanni Sacchi consente al prestito di una selezione di materiali che raccontano il lavoro del modellista nel processo ideativo: le pareti della Galleria sono occupate da una serie di immagini d'archivio che rappresentano la bottega Sacchi e i suoi collaboratori. I disegni e le fotografie tematizzano il rapporto tra modellista e progettista, ovvero tutto ciò che intercorre tra l'idea e la sua messa in forma: tentativi, riformulazioni, aggiornamenti dell'idea iniziale sono una costante nello sviluppo di un prototipo che abbandona la carta e assume la forma fisica tridimensionale. Maggiore spazio è dedicato specificamente a Giovanni Sacchi nei rapporti con i principali designer suoi contemporanei, da Luca Meda ad Achille Castiglioni o Aldo Rossi, testimoniando del mutuo riconoscimento e del fruttuoso scambio di idee e competenze professionali che caratterizzava l'interazione tra architetto e modellista.

Con Riccardo Blumer e il suo atelier Blumer and Friendsesploriamo il tema dell'evoluzione dell'idea e del rapporto fra contaminazione e riferimento progettuale. La ricerca su un tema classico come quello della sedia è l'occasione per raccontare un metodo di lavoro, un approccio al progetto che procede per tentativi, attraverso prototipi e studi materici.

La lampada Pieletrico racconta invece la storia di un prototipo di successo che circola tra le più importanti aziende internazionali, riceve premi e procura ai designer Francesco Faccin e Alvaro Catalàn de Ocòn una cospicua risonanza di pubblico e critica. Nondimeno, per circostanze diverse ma ogni volta ugualmente avverse, la lampada non entra mai in produzione nonostante le sue peculiarità e lo stadio avanzato di progettazione.

Un'altra categoria del fallimento che indaghiamo, per la quale il Museo Alessi ha acconsentito al prestito di alcuni pezzi assai significativi, è l'imprevisto. Progetti che, giunti quasi a produzione, vengono accantonati per motivi disparati, ma quasi sempre estrinsechi rispetto al processo produttivo. Una serie di storie originali che raccontano come, spesso, il progetto sia "in balia degli eventi", e come un imprevisto possa mettere fine a una produzione pianificata e progettata per lungo tempo. Un esempio eminente è il Vaso "Venini" di Alessandro Mendini, accantonato per divergenze tra le aspettative dell'artista e la risultante estetica del prototipo. La sedia metallica pieghevole di Aldo Rossi del 1987, quasi
in produzione, viene invece scartata per l'irruzione sul mercato di un oggetto prodotto da un'azienda concorrente con caratteristiche estetiche pressoché identiche al prototipo dell'architetto milanese. E ancora il set da hotellerie di Ettore Sottsass, disegnato tra il 1979 e il 1985 - prima collaborazione tra Sottsass e Alessi - insieme al noto gastronomo Alberto Gozzi. Prototipato in ottone e acciaio e pronto per il mercato, fu accantonato per diversi anni
per gli elevati costi di produzione e perché distonico rispetto al gusto corrente degli albergatori del tempo.

Kartell infine racconta alcuni "fallimenti di successo", ovvero oggetti modificati in corso d'opera che, grazie a sostanziali modifiche al progetto originale (spesso non apportate dal designer) sono diventati prodotti di grande successo. Esponiamo la sedia K 1340 (poi K 4999) disegnata da Sapper e Zanuso: un pezzo ormai iconico, la cui campagna pubblicitaria, testimoniata da alcune immagini in mostra, si basa sulla possibilità di sovrapporre le seggioline: una caratteristica che inizialmente non viene progettata dai designer, ma è frutto di uno sviluppo successivo in fase di realizzazione. E ancora la poltroncina 4801 di Joe Colombo progettata nel 1965 per essere prodotta in plastica ed entrata in produzione nel 1973 in legno a causa delle carenze tecnologiche della termoformatura del materiale plastico. Verrà prodotta nella plastica trasparente tipica di Kartell solo nel 2011 utilizzando i disegni originali dell'autore, proprietà del museo Kartell.

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