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Sguardi - Laboratorio teatrale
Sguardi
Laboratorio teatrale per osservare assieme il mondo
A cura di Rusalka Teatro, con Selvaggia Tegon Giacoppo, Enrico Lofoco e Caterina Luciani


Quando
Da ottobre 2016 a maggio 2017

Giorno e ora
Il martedì
dalle 15.00 alle 17.00 per under 18
dalle 17.30 alle 19.00 per giovanissimi
dalle 19.30 alle 22.30 adulti

Dove
stanza 31 corte nord

Presentazione del corso
Sguardi è un percorso teatrale che prende avvio dall'osservazione dell'ambiente che ci circonda. Intendiamo avvicinare gli allievi al Teatro partendo dal loro essere spettatori e osservatori. La consapevolezza di sé e delle proprie peculiari capacità sarà infatti il mezzo per arrivare all'espressione sulla scena.

Il laboratorio è concepito come momento ludico avvolto dall'esigenza ancestrale di guardare e raccontare sè stessi e la realtà per come viene percepita e mediata; di scoprire in sé nuove possibilità d'azione, nuove modalità relazionali e sfumature emotive, ma anche di conoscere ed esorcizzare abitudini, grazie alla distacco creato dalla vita scenica, generando così la consapevolezza di sé. Il Teatro può infatti svolgere un ruolo importante dal punto di vista educativo e sociale, sollecitando riflessioni su determinate tematiche e proponendo nuovi punti di vista. 

Metodologia

Giovanissimi
1. Riscaldamento&Rilassamento
Il laboratorio si propone come territorio di scoperta a carattere ludico. 
Grazie ad una serie di giochi-esercizi i bambini saranno coinvolti nell'esplorazione della propria voce e delle proprie possibilità motorie. Avranno così la possibilità di  osservare la potenzialità espressiva di ogni parte del corpo per approdare ad un linguaggio extra quotidiano. Una serie di esperienze guidate li porterà alla scoperta dei cinque sensi come strumenti per la conoscenza di sé e di ciò che li circonda. Musicalità e tempo-ritmo saranno elementi di gioco finalizzati all'ascolto e all'apprendimento delle dinamiche d'ensemble.

2. Realtà&Fantasia
Il mondo immaginario assorbe ancora una buona parte della concentrazione dei più piccoli e il laboratorio si occuperà di tradurre questa fantasia in forme visibili tutelando e sostenendo ciò che la rende così necessaria. Attraverso la creazione di un mondo immaginario comune, ogni sensibilità potrà trovare la propria identità all'interno del gruppo e darle vita.

3. Creazione&Vita del teatro
Personaggi, storie, oggetti e ambienti magici saranno i protagonisti di improvvisazioni e drammatizzazioni che si svilupperanno grazie anche a testi della mitologia e della tradizione favolistica europea. 

Adulti e Under18
1.Training
L'essere umano è un vero e proprio strumento vocale, fisico e psichico che per un attore è importante tenere in costante allenamento. Pratiche di rilassamento e di fiducia, esercizi posturali e di indagine vocale, lavoro con i sensi e con le immagini  ci avvicineranno ad un nuovo modo di stare nello spazio e nel tempo: pronti, aperti, concentrati nel presente, in ascolto di noi stessi e di ciò che ci sta attorno. 

2. La scena 
La seconda parte di ogni incontro sarà dedicata al lavoro di comprensione ed espressione dei contenuti del testo. Un percorso nel quale i partecipanti saranno invitati a confrontarsi direttamente con le domande proposte dall'autore e a  portarle sulla scena facendosi essi stessi autori del proprio teatro.
Come dare vita a parole che non sono le nostre? Come dare loro corpo, voce, pensiero, sentimenti e quindi senso? 

Costo
Under 18: 70 euro al mese
Giovanissimi: 50 euro al mese
Adulti: 90 euro al mese
Prezzi riservati ai possessori della Tessera Cuccagna (costo: 10 euro)

Partecipanti
Massimo 15 persone per corso

Iscrizioni
E-mail: rusalkateatro@gmail.com
Tel: 348 4759376
Fb: SGUARDI - Lab

Organizzatori
Rusalka Teatro
Nata nel febbraio 2014, la compagnia prende il nome dalla figura della mitologia russa, creatura per metà donna e per metà pesce. Nel terzo atto di Zio Vanja, Anton Pavlovic Cechov scrive: "Nelle mie vene scorre sangue di rusalka. Concedermi una libertà una volta nella vita. Volar via come un libero uccello…" 
Il primo autore al quale Rusalka Teatro si avvicina è Arthur Schnitzler. 
Al romanzo di formazione "Signorina Else" si ispira Apri la porta Signor Matador!, performance di prosa che ritrova in un'eroina post-moderna tutta l'epica della giovinezza. 
Nel dicembre 2015 debutta il loro secondo lavoro: la pièce Girotondo. 
Dalla fine del 2015 collaborano con l'attrice Irene Curto e il chitarrista Emanuele Bonini per un'indagine intorno al mito e alle sue possibili restituzioni sceniche. Viene presentata nel giugno 2016 l'esperienza poetico-musicale Narciso dalle Metamorfosi di Ovidio.
Dall'estate del 2016 con la nascita di Amaltikva (www.amaltikva.com) prende il via il progetto "To be or not to be refugees". La compagnia si propone di costituire a Milano un ensemble composto da attori italiani e immigrati in Italia provenienti dal maggior numero possibile di nazionalità per sollevare attraverso il processo teatrale e la pièce Amleto le domande sull'integrazione nella società contemporanea.  

Docenti
Selvaggia Tegon Giacoppo attrice diplomata nel 2012 presso la Milano Teatro Scuola Paolo Grassi. Lavora in ambito teatrale, cinematografico e pedagogico.  Collabora in diverse produzioni con il regista Andrea Adriatico di Teatri di Vita. E' ideatrice di "Sguardi".

Enrico Lofoco attore e regista, si forma grazie all'insegnamento di Beatrice Bracco e Anton M. Millenin Dopo un periodo a Roma si trasferisce a Napoli dov'è co-fondatore del "Teatro di Kostja Treplov". Nel 2015 fonda Čajka Teatro a Modena.  

Caterina Luciani si avvicina al mondo dello spettacolo fin da bambina. Inizia i suoi studi nel 2006 con Thierry Atlan a Parigi. Si diploma alla Scuola del Teatro a L'Avogaria di Venezia e nel 2012 alla Milano Teatro Scuola Paolo Grassi. Da allora lavora come attrice. E' co-fondatrice di Čajka Teatro a Modena.  

Perché
Stanislavsky sosteneva che il teatro è lo strumento per l'indagine della vita dello spirito umano.
Che cosa cercava di dirci? Cos'è la vita dello spirito umano? Come, dove, quando e perché si manifesta? E quando non si manifesta, dove si nasconde? 

E' un martedì di settembre 2016. Da qualche giorno è uscito l'iphone7, i droni presto voleranno alti sopra le nostre teste e, almeno in Italia, una buona percentuale delle persone di età compresa tra i 9 e i 90 anni possiede uno smartphone che la connette a Internet e a ogni forma di informazione e conoscenza diffusa nella grande rete. 
A scuola senza tablet non si va, con spotify possiamo ascoltare tutta la musica che vogliamo e con foodora il nostro ristorante preferito ci porta a casa il nostro piatto preferito grazie ad un corriere bicimunito che non inquina e ci ricorda che presto vivremo in un mondo più pulito. Tutto questo è meraviglioso, i privilegi della società moderna, insomma, sono infiniti, possiamo dirlo a gran voce. Ma il mondo è poi cambiato davvero? 

Quale termometro ci indicherà la conoscenza di noi stessi e di chi ci sta vicino, la conoscenza dell'amore, dell'onore o del dolore? Quale applicazione per lo smartphone calcolerà la volontà o l'amicizia? 
Queste domande, per quanto sembrino alte e filosofiche, sono estremamente presenti nella vita di tutti i giorni, basti pensare a tutti quei momenti in cui cerchiamo di comunicare dentro uno di quei misteri che rendono la vita tanto bella, quando litighiamo con nostra madre o diciamo una parola d'amore alle persone che vivono accanto a noi, quando vogliamo fare una sorpresa a qualcuno, quando in macchina ascoltiamo e cantiamo una canzone insieme, quando dobbiamo separarci o quando ci rivediamo dopo tanto tempo. 

La sensazione è che le persone oggi, come quattromila anni fa, abbiano fondamentalmente le stesse domande, e per quanto ci sforziamo di negarlo l'evoluzione dell'umanità è conseguenza di una paura ancestrale che non metteremo mai a tacere, le domande resteranno.

Nonostante gli studi sulla dopamina, l'ossitocina e qualche altra sostanza prodotta dal cervello e che finisce in "ina"  non esiste tecnologia o scienza che possa sinceramente determinare la nostra felicità o dirci cosa ci sarà "dopo". Per sapere "come stiamo", "cosa sogniamo", "di che cosa abbiamo paura" esiste l'osservazione di noi stessi e non c'è da stupirsi nell'affermare che si tratti di un movimento che può far paura. 

Perché questa "osservazione" non si può compiere unicamente con gli occhi, ma c'è bisogno di un senso interno che vibra a frequenze non convenzionali e che senza la nostra cura e attenzione rischia di atrofizzarsi.

Forse è a questo che pensava il buon Kostantin Sergevic mentre scriveva quelle righe.
Forse cercava di ricordarsi e di ricordarci che il teatro è una dimensione, una sorta di camera iperbarica per decomprimere la fugacità dell'esistenza e distenderla come un lungo nastro per poter guardare alla vita.

Ecco, il teatro è il luogo dove "la vita viene rappresentata non come è, 
non come dovrebbe essere ma come ci appare nei sogni" (Anton Pavlovic Cechov, "Il gabbiano", I atto)




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