Già presente nella mappa manoscritta del catasto teresiano del 1722 col nome di Cassina Torchio detta Preganella, "pertiche 1,20, valor capitale 30 scudi", la cascina era dei Padri Fatebenefratelli, che nei terreni di pertinenza coltivavano le erbe officinali per l'Ospedale Maggiore.
La pianta iniziale a "elle" si arricchirà di altri corpi fino all'attuale a "E", visibile nella carta dei sobborghi di Milano del 1838. Questa struttura aperta favorisce un utilizzo misto, abitativo e produttivo. Verso il 1920 la Cascina Torchio eredita il nome di "Cuccagna" da una cascina contigua, abbattuta per lasciare spazio alla circonvallazione.
Il suo utilizzo si diversifica: vi si insediano artigiani e una rinomata osteria, la cui memoria è assai viva tra gli anziani del quartiere. Dal 1984 è di proprietà del Demanio Comunale che dieci anni più tardi la dichiarerà inagibile, sgomberandola da abitanti e attività.
La Cascina è sottoposta alla tutela della Soprintendenza ai beni storici e culturali e ai relativi vincoli. Oggi si presenta malandata nelle solette, nel tetto, negli infissi, ma solida nella sua struttura muraria, a cui un sapiente recupero architettonico può dare nuova bellezza.
Arricchita da 1500 mq di giardino, è, tra le 50 cascine milanesi di proprietà comunale, la più interna al tessuto urbano, immersa e quasi dimenticata in un quartiere cresciuto frettolosamente, tra via Muratori, viale Umbria e via Friuli, poco distante da Porta Romana.
Un ringraziamento speciale va all'architetto Cristina Pucci che, sin dall'inizio, ha contribuito alla creazione e allo sviluppo del Progetto Cuccagna.
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